La mimesi è solo un processo cognitivo?
Un motore di azione politica, sociale e culturale.
Quando un leader globale propone una narrazione e un modello d’azione (cfr. le dichiarazioni recenti di Donald Trump riguardo Gaza e la Palestina), questi non si limitano a rimanere confinati nella sfera politica, ma diventano immediatamente esempi da imitare, strumenti di legittimazione per chi si riconosce in essi. La mimesi si insinua nei discorsi pubblici e privati, nei media e nelle strategie di comunicazione, plasmando percezioni e reazioni collettive.
La mimesi è un concetto antico e affascinante. Fin dai tempi di Platone e Aristotele, essa viene descritta come l’imitazione della realtà, un meccanismo profondo attraverso cui apprendiamo, interpretiamo e replichiamo il mondo attorno a noi. Ma la mimesi non è solo un processo cognitivo: ci definisce come individui e come collettività, influenzando i nostri desideri, le nostre scelte e le nostre convinzioni.
Se chi detiene il potere può fare qualcosa, allora perché non potremmo farlo anche noi? Se un leader politico può dire qualcosa, perché non dovremmo sentirci autorizzati a dire lo stesso? La mimesi del potere genera una dinamica pericolosa: legittima comportamenti, normalizza discorsi, trasforma l’eccezione in regola. Il rischio è che, nell’imitare chi ha maggiore visibilità e influenza, non solo assorbiamo il suo linguaggio, ma ne interiorizziamo i valori e i meccanismi di controllo.
Essere rappresentati non è solo, non è sempre, una scelta consapevole. Spesso scegliamo chi ci rappresenta per un fenomeno mimetico: tendiamo a riconoscerci in chi riproduce le nostre paure, le nostre aspirazioni e le nostre narrative. Il processo di legittimazione politica e sociale diventa così una questione di specchi: eleggiamo chi incarna ciò che già pensiamo di essere o di voler diventare.
Scintille
Una strategia di ribellione apparente?
“Think Different” (1997) di Apple”
Mentre il messaggio invita a “pensare diversamente”, lo fa attraverso immagini di figure storiche iconiche—Einstein, Gandhi, Martin Luther King Jr.—consolidando l’idea che l’anticonformismo stesso possa essere modellato, replicato e venduto. Un paradosso affascinante: un invito all’originalità che, attraverso il linguaggio pubblicitario, diventa esso stesso un modello da imitare.
Sovrapposizioni.
Il videoclip di Donald Glover è un’esplorazione visiva della mimesi culturale e del potere della rappresentazione nei media. Attraverso coreografie accattivanti e immagini di violenza improvvisa, il video denuncia come la cultura popolare spesso normalizzi e spettacolarizzi il caos sociale. La sovrapposizione tra intrattenimento e brutalità riflette il modo in cui la comunicazione e la pubblicità influenzano la percezione della realtà, trasformando eventi drammatici in contenuti da consumare.
Da decifrare.
Il videoclip di This is America di Childish Gambino è carico di simbolismi e riferimenti culturali. Questo secondo video analizza alcuni messaggi nascosti e le possibili interpretazioni, mettendo in luce il potere della comunicazione. Un invito a guardare oltre la superficie.
Costruzione di immagini collettive.
Questo documentario basato sugli scritti inediti di James Baldwin esplora il ruolo della narrazione e dell’imitazione nelle dinamiche del potere e dell’identità razziale negli Stati Uniti. Il film evidenzia come i media e il linguaggio politico influenzino percezioni e comportamenti.
L'ombra della fiamma
Mimesi nella Pubblicità e nella Comunicazione
Pubblicità e comunicazione sono fondati sulla mimesi. Creano modelli di comportamento, diffondono immagini di successo, generano desideri indotti. Guardiamo, imitiamo, riproduciamo. La pubblicità non propone solo prodotti, ma stili di vita. La comunicazione politica non presenta solo idee, ma archetipi da seguire. Il risultato? Un continuo gioco di riflessi in cui la realtà e la rappresentazione si confondono.
La connessione tra mimesi del potere e mimesi pubblicitaria è evidente: la pubblicità imita le dinamiche del potere per influenzare e legittimare certi comportamenti. Le strategie comunicative adottano lo stesso principio di ripetizione e normalizzazione per radicare un messaggio nelle menti delle persone. Proprio come il potere si diffonde attraverso la sua rappresentazione e imitazione, la pubblicità opera modellando modelli di riferimento e costruendo narrative di desiderio e identificazione. Quando il potere viene imitato nelle sue manifestazioni mediatiche, diventa più difficile distinguere tra comunicazione e propaganda, tra persuasione e imposizione.
Comunicazione come Strumento di Potere
Chi controlla la narrazione controlla la percezione. La pubblicità e la comunicazione non sono solo strumenti persuasivi, ma dispositivi di potere. Non informano, orientano. Non propongono, dirigono. Ed ecco il pericolo: se la comunicazione diventa solo un mezzo per esercitare il potere, allora la nostra capacità di pensiero critico si assottiglia. Diventiamo partecipanti inconsapevoli di un gioco più grande di noi.
Noi come Meme di Qualcos’Altro
Viviamo in un’epoca di riproduzione continua. Ogni nostra espressione, ogni nostra idea rischia di non essere originale, ma una riproposizione, un adattamento, una copia di qualcosa di preesistente. Siamo il meme di noi stessi e degli altri. E se la mimesi è inevitabile, la vera sfida è essere consapevoli di cosa scegliamo di imitare e in che modo trasformiamo ciò che riproduciamo.
In un mondo di specchi deformanti, forse il vero atto rivoluzionario è re-imparare a riflettere.
Oddly Ignited è la newsletter quindicinale di Odd episodes studio.
Un atto di volontà e uno spazio di condivisione: idee, impressioni, spunti e notizie, su design, comunicazione, arte e società contemporanea. Un pretesto, per parlare di ciò che ci sta a cuore e, magari, accendere qualche scintilla di riflessione.

