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diario

Parola e immagine – Oddly Ignited #1

Last updated: Maggio 10, 2026 9:04 am
Giuseppe Santoro
Published: Gennaio 31, 2025
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Qual è il grado di negoziazione tra ciò che vediamo, ciò che immaginiamo e ciò che siamo?

La funzione sacramentale della parola.

In Elogio del libro (1951), Romano Guardini racconta un episodio bellico di straordinaria intensità simbolica: un gruppo di soldati, accerchiati dal nemico e ormai certi della morte imminente, ricevette dal cappellano militare un gesto inatteso e potente. Non avendo più nulla da dire che potesse alleviare la loro angoscia, il cappellano tirò fuori dalla tasca il Nuovo Testamento, ne strappò le pagine e ne consegnò una a ciascun soldato. Quel frammento di parola scritta divenne quindi qualcosa di più: si trasformò in un’immagine, un segno tangibile, un ancoraggio per il loro spirito nell’ora più buia.

Contents
  • La funzione sacramentale della parola.
  • Scintille
  • L'ombra della fiamma

Quando ci troviamo immersi nella lettura di un testo, specialmente se lungo o complesso, può risultare arduo trasformare le parole o i concetti in immagini chiare e nitide. Eppure, ogni parola possiede il potenziale per assumere un peso unico e un significato profondo, divenendo essa stessa un’immagine mentale.

Un’immagine che, pur se intangibile, ha la capacità di attraversare i confini del tempo e dello spazio, risuonando con forza nell’immaginazione del lettore e dando forma a paesaggi interiori complessi e sfumati.

Come in un gioco di specchi, posti uno di fronte all’altro, che moltiplica all’infinito un riflesso, ogni parola scritta o pronunciata si riverbera in un’eco visiva e simbolica, aprendo mondi e creando legami.

La parola può quindi essere considerata come un atto di comunione che unisce chi la offre e chi la riceve.

Non è solo veicolare un messaggio, ma condividere una presenza: non più soltanto un mezzo di comunicazione, ma un segno vivo capace di trasformare realtà interiore ed esteriore.

Scintille

Il futuro è vecchio e già vissuto?

Nelle opere di Robin Kid c’è un forte simbolismo. Tra narrazione e riflessione, The Kid mostra attraverso le immagini la dualità che costantemente permea la nostra società.

Scopri.

Noi e il bisogno di essere ritrovati.

“Ognuno di noi ha un luogo sacro, un rifugio, dove il suo cuore è più puro, la sua mente più lucida, dove si sente più vicino a Dio o all’amore o alla verità o a qualunque cosa gli capiti di venerare. Nel bene e nel male, il mio luogo sacro era il bar di Steve.”

Un ottimo drink.

Cercava la polifonia…

Lui è Ronald Kirk, Roland Kirk, Rahsaan Kirk.

(…e si affidava ai sogni.)

Guarda e ascolta.

L'ombra della fiamma

Leggere è un processo in cui riceviamo e attribuiamo significati. Allo stesso modo guardare non è solo osservare ma anche interpretare. Ogni immagine diventa comprensibile solo quando i segni che la compongono vengono inseriti in un sistema di regole e relazioni che ne definiscono il senso. Senza un contesto o una struttura che ne orienti l’interpretazione, un’immagine resta priva di significato.

Nella pubblicità e nella comunicazione contemporanea, però, spesso si dimentica questa complessità. Siamo circondati da immagini che promettono messaggi immediati, ma che troppo spesso si affidano a segni vuoti, decontestualizzati, incapaci di creare un reale legame con il pubblico.

Il risultato è una comunicazione che si consuma alla velocità di uno scroll, senza lasciare traccia.

La rincorsa al visual che “cattura” rischia di oscurare il valore della costruzione narrativa, dell’immagine come esperienza che coinvolge non solo lo sguardo, ma anche il pensiero.

La vera sfida, oggi, non è riempire spazi con immagini, ma costruire cornici che restituiscano senso al vedere e al leggere.

Pubblicità e comunicazione non possono dunque limitarsi a stimolare l’attenzione: devono tornare a costruire significati, offrendo al pubblico qualcosa che valga la pena interpretare, non solo consumare.

Oddly Ignited è la newsletter quindicinale di Odd episodes studio.
Un atto di volontà e uno spazio di condivisione: idee, impressioni, spunti e notizie, su design, comunicazione, arte e società contemporanea. Un pretesto, per parlare di ciò che ci sta a cuore e, magari, accendere qualche scintilla di riflessione.

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The Raft of the Medusa by Theodore Gericault - 19th Century
ByGiuseppe Santoro
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Art director, progettista e illustratore, nato a Bari il 19 gennaio 1985. Founder e Direttore Creativo dal 2009 di Odd ep. studio collective. Ambassador dal 2024 per ADCI - Art Directors Club Italiano. Docente e Coordinatore dal 2021 del biennio di Design della Comunicazione di IDEAcademy (Bari). Art Director e consulente dal 2016 per Save the Children Italia. Co-Founder insieme a Pierangelo Di Vittorio di transverA - pratiche artistiche per la promozine di legame sociale. Socio fondatore nel 2010 dell’Ass. Culturale V-Roots, associaizione per la diffusione delle arti urbane - writing e altre discipline ad esso legate - con lo scopo di favorire l’incontro tra la cittadinanza e i fenomeni artistici metropolitani emersi negli ultimi venti-trent’anni. Socio fondatore nel 2012 di Pigment Workroom, galleria e laboratorio di stampa d’arte, progetto vincitore dei bandi Culturability 2012 - Unipol - e Principi Attivi 2012 - Regione Puglia. Co-fondatore nel 2016, con il fotografo Arnaldo Di Vittorio, di MAG APS (per la promozione e la valorizzazione del design, della fotografia e della progettazione grafica) e del MAG15 (spazio fisico pensato per ospitare mostre, seminari, workshop e laboratori per bambini). Co-curatore nel 2010 del progetto “Scenario”. Ideatore e co-curatore nel 2011 del progetto “Don’t give a shit”. Ideatore e curatore dal 2015 dei progetti “T.T.T. – Things Tell Tales” e “O.H.T. – One Hundred Things”. Co-fondatore e curatore dal 2012 di “Jidder books and zines”, progetto di autoproduzione editoriale.

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Piani di Salvezza (che è anche una collana della casa editrice Efesto) è uno spazio per praticare l’arte effimera dell’annodare, cercando l’intensità trasversale delle connessioni. Una zattera per superare l’incantesimo della catastrofe, immaginando possibili vie di fuga e nuove forme di legame sociale.

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