A cinquant’anni dalla sua morte, Carlo Levi (1902-1975), medico, pittore, scrittore e politico torinese rimane una delle figure intellettuali più all’avanguardia – ossia, fuori da ogni guardia – per interpretare il nostro presente. Capace di leggere, in anticipo su Fromm, le più profonde radici psicanalitiche e sociali dell’avvento del nazi-fascismo in Europa con Paura della libertà (1939), prima di essere esiliato in Lucania e di iniziare, così, quel lungo viaggio nei tempi, contemporanei e divergenti, dei Sud d’Italia e del Mondo, che lo porterà dalla Lucania (Cristo si è fermato a Eboli) alla Germania (La doppia notte dei tigli), dalla Sicilia (Le parole sono pietre) all’Unione Sovietica (Il futuro ha un cuore antico), dalla Sardegna (Tutto il miele è finito) fino all’India e alla Cina (Buongiorno, Oriente).
Carlo Levi è sempre stato un confinato. Prima in carcere, poi ad Aliano, infine in clinica. La sua è sempre stata una scrittura dei cancelli, una scrittura dell’attraversamento, capace di oltrepassare le sbarre delle proprie gabbie mentre le stringeva, esplorando il luogo che abitava aldiquà di esse. Ma, più di ogni altra cosa, Levi aveva compreso, alla fine della sua vita, in una di quelle sintesi estreme che solo la cecità è capace di donare, che la malattia è sempre un’opera di emarginazione, di scissione, di allergia. La malattia è, come la storia, e viceversa, l’atto malsano, la mala azione – non a caso, l’etimologia la riconduce a mal-atto – del separare, dividere, classificare. Che siano confini tra un normale e un patologico, che siano confini nazionali o geografici, che siano confini politici, economici, di classe, etnia o religione, che siano confini tra il dogma e la scelta eretica, o che siano quelli tra sanità e follia, l’idea fulminante di Carlo Levi è che malattia, confine e storia siano i tre vertici del triangolo che genera la disuguaglianza, l’ingiustizia, il dominio, la sofferenza. E che, attraverso questa lente, è possibile vedere con occhi diversi e nuovi il reale e le sue faglie, le sue crisi.
La storia del mondo è iscritta nelle malattie assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni, assai più ingannevoli e equivocabili e alterabili e sofisticabili che non quella dei tessuti, della carne e del sangue, e del cuore e del respiro.
Carlo Levi, Quaderno a cancelli, 1973
Un’intuizione simile a quella formulata da Foucault nel suo Storia della follia, in riferimento al dipinto La pietra della follia di Hieronymus Bosch, ripresa recentemente dallo scrittore cileno Benjamin Labatout: malato o folle non è tanto il paziente quanto, piuttosto, chi è convinto di poterlo o, ancor peggio, doverlo curare.
Ecco, allora, che Levi torna attuale e che il suo testamento di Quaderno a cancelli (la storia umana come storia delle malattie) ci consente oggi non solo di rileggere tutta la sua opera medica, letteraria, poetica e pittorica come un cammino unitario e coerente, ma anche di formulare nuove riflessioni sul nostro presente. Quali sono le malattie che oggi ci attraversano, quali i confini che esse travalicano, quali i corpi che oggi si piegano o resistono ai nuovi germi, virus (virtuali e non), alla violenza, ai muri? Se il vero confine (l’unico) che lo stesso Levi vedeva nella realtà era quello tra allergici e diabetici, ossia tra chi ha paura della contaminazione (o della libertà) con ciò che sta al di là del confine, contribuendo a crearlo, e chi, invece, fa di tutto per abbatterlo, soffrendo di un esagerato contatto con l’Altro, allora l’arte, la scrittura, la filosofia – diabetiche par excellence – possono avere ancora oggi il compito di smascherare le allergie, conoscerle, affrontarle.
In queste intersezioni si situa l’ultimo lavoro del collettivo Action30, Levi 73. La storia e il corpo, la malattia e la cura (2025), per la serie Graphic Essays. Attraverso il racconto e il saggio, il fumetto, l’illustrazione e la fotografia, il volume opera diverse incursioni nel territorio della malattia.
Il confino come inizio e fine del percorso letterario/artistico di Levi. Dal Cristo – dove tutto è confino e Levi riprende a esercitare, per mancanza di ospedali, la professione di medico – al Quaderno a cancelli – dove lui stesso è confinato nella clinica dove curerà il distacco della retina dovuto al diabete. In un percorso scandito in quattro atti, un fumetto disegnato da Giuseppe Palumbo e scritto da Matteo Camerini ripercorre le tappe e le visioni di Levi à rebours, grazie a un pastiche di testi estratti dall’intera opera letteraria dello scrittore torinese, guidato dalla sua cornacchia sarda Orune. Così come due storie sceneggiate da Enzo Sansone fanno degli altri animali di Levi, il gufo Graziadio e il cane Barone, altri occhi per leggere nel buio.
Le malattie odierne come scrittura della storia contemporanea. Il Covid-19, la prima delle pandemie che, secondo numerosi studi, dovremmo prepararci a integrare sempre più nella nostra quotidianità, ha ampiamente mostrato come la contaminazione tra corpi travalichi con assoluta facilità i confini nazionali, culturali, di classe e di specie che tanto ci si ostina a rivendicare. Il libero scambio di merci del mondo neoliberista fa il pari con quello dei corpi e delle informazioni. L’iperconnessione è la realtà che abitiamo negli anni ’20 di questo XXI secolo. Come, allora, la condivisione della malattia ci può dire qualcosa di molto più profondo sulla nostra contemporaneità che non le vecchie e nuove ideologie? Nadia Manicone, con il suo testo Il sacro e il marginale, esplora un’altra intuizione leviana: ogni malattia può essere letta anche come sintomo di un’oppressione, di un’alienazione politica.
Quali sono le nuove malattie e i nuovi affetti che il nostro presente, le nuove tecnologie, il nostro stile di vita stanno creando? Ansia, depressione, disturbi e patologie della sfera psicologica e affettiva emergono con sempre più chiaramente come le malattie del secolo. Eppure, nel tracciarne le cause e le traiettorie, una lente come quella di Levi sembra ancora mancare. Se, come insegnava Spinoza (concetto caro allo stesso Levi), la tristezza è la diminuzione della potenza di agire di un corpo, così come lo è la malattia, allora a corpi sempre più malati e tristi corrisponderanno menti e idee sempre più malate e tristi. Se la mente è l’idea del corpo, allora qual è l’idea di un corpo malato? Seguendo questo punto, e applicando questo ragionamento alle nuove reti sociali nel mondo virtuale, cosa ne è di corpi sempre più isolati (esiliati) dagli altri? In questo senso, il testo di Matteo Camerini analizza il fenomeno della depressione in relazione ai Social Media e all’ambiente della comunicazione. Mentre lo scritto di Pierangelo Di Vittorio inserisce le visioni medianiche di Levi nel solco di quelle di chi, come Warburg o Campana, si faceva tramite, medium, per rompere il regime della mediaticità.
Cecità-visione. Quando c’è un limite fisico al corpo, altri sensi si sviluppano. In altre parole, una mancanza non è un vuoto, ma la presenza di altre cose. La cecità di Levi lo porta a riconsiderare una scrittura all’interno della sua realtà materiale, a incanalarla dentro gabbie di metallo, vincoli fisici che, tuttavia, anziché limitare, consentono di muoversi meglio. Senza un limite, fisico o inteso come legge condivisa, non ci si può muovere. La scrittura e, in misura ancora maggiore, la pittura sono segni materiali, i cui mezzi non sono meno importanti dell’immagine o del significato che rappresentano. In questo, la pittura di Levi è un esempio folgorante. La materialità del segno, come argilla di calanchi, rimane sempre evidente sulla tela e costituisce una delle qualità più riconoscibili della sua pittura. L’esempio artistico/letterario di Levi (che riflette la sua visione politica e sociale) è che il mezzo non è sacrificato al raggiungimento del risultato, ma lo costituisce. Le illustrazioni di Lorenzo Vinciguerra, che attraversano il volume, ripartono dalla materialità del segno e, seguendo questa, imitano i disegni della cecità dello stesso Levi.
Normale e patologico. È il concetto stesso di malattia a definire quello di sanità e viceversa. La coppia concettuale è normativa nel momento stesso in cui istituisce un’idea oggettiva di normalità. La normalità, lo standard diviene la norma, il dover-essere a cui adeguarsi. Ma, alla stregua di filosofi e filosofe contemporanei è sempre e solamente il potere che può istituire (con violenza) quei confini, sulla base di ciò che quel potere già è. L’anormalità, la malattia, l’Alterità, il sud ecc. sono definiti sempre da ciò che essi non sono e che parla per loro, che esercita potere su di essi già nel dargli un nome e una definizione che non gli è stato concesso di darsi da soli. Non hanno né un nome a parte, né possibilità di accedere alla normalità. Sono definiti da ciò che non sono. Come recuperare questa autonomia, uscendo dalla visione unica dell’Occhialino, dalla tirannia e dalla servitù della malattia? Il testo di Davide Liggi provoca al non-asservimento radicale.
Ambiente e malattia. Che rapporto c’è tra la malattia (gli atti malsani) che produciamo nell’ambiente e negli ecosistemi che abitiamo e le malattie che, poi, quegli stessi ambienti ci restituiscono? Mai come dal ‘900 a oggi gli esempi dell’industria, del nucleare, del riscaldamento climatico, dell’inquinamento ecc. ci dimostrano come “ammalare” ciò che ci circonda produce un immediato effetto di reciprocità sul nostro stesso corpo. Dal punto di vista tanto reale quanto metaforico, i luoghi più emarginati, più esclusi, più scartati dalla modernità sono anche gli stessi luoghi dai quali nascono le malattie più profonde, pericolose e radicali. Tanto dal punto di vista socio-politico, quanto da quello medico-sanitario. Il testo di Maurizio Camerini segue la scomparsa delle mosche – che anticipava la pasoliniana scomparsa delle lucciole – dal sud Italia fin nei sud del mondo.
Action30 è un gruppo di ricercatori e artisti che indaga sulle nuove forme di razzismo e fascismo attraverso l’analogia con gli anni Trenta del secolo scorso, sperimentando forme ibride di condivisione della cultura: saggi-grafici, performance- dibattito, saggi-spettacolo, worktables multimediali, happening-installazioni. Visita il negozio on line: www.troglodita.bigcartel.com

