Legenda delle categorie

Tronchi – Sono gli assi che formano la struttura grezza della zattera. Materiale minimo comune su cui si cammina, sul quale ci si appoggia. I tronchi devono essere abbastanza solidi per fare da sostegno, resistere all’urto delle onde, e abbastanza leggeri per non andare a fondo. I tronchi non sono rigidi per principio, ma reggono all’urto, sorreggono corpi perché sono ornati dalla memoria del mare che gli ha levigati, dalle cicatrici delle correnti che hanno attraversato. Qui si collocano i contributi che costruiscono consistenze: analisi, strumenti, architetture e genealogie politiche, archivi di resistenza, metodologie, testimonianze durevoli, memorie lunghe. I tronchi non promettono stabilità assolute ma galleggiamenti condivisi.

Interstizi – Si dice che in una zattera più buchi ci sono e meno acqua entra. Una zattera dallo scafo troppo compatto prima o poi imbarca acqua e affonda. Gli interstizi sono i vuoti tra un tronco e l’altro, fessure dove l’acqua può passare, falle che permettono alla zattera di prende l’abbrivio. Luoghi instabili per necessità, porosi. Qui saranno raccolti i contributi che hanno a che fare con linguaggi sperimentali, esperienze che attraversano confini, pratiche liminali e indisciplinate, derive, intuizioni ancora incomplete. Gli interstizi non sono luoghi da riempire ma spazi che preludono alla trasformazione. Non hanno a che fare con ciò che è stabile, ma con ciò che muta.

Vele – Senza vele la zattera resta in balia delle onde. La vela è ciò che si dispiega e ripiega gonfiandosi al vento per donare quel minimo di guida utile al transitare tra le correnti. Le vele raccolgono le forze disperse dell’aria per trasformarle in traiettoria. Eppure, in una zattera, non c’è mai il controllo assoluto della rotta, piuttosto si tratta di imparare l’arte del disequilibrio per restare a galla. Le vele parlano di guida senza dominio, di tensioni verso un possibile. Sono ciò che della zattera si espone all’invisibile, alle atmosfere, alle lunghe scie della storia, ai desideri collettivi, ai cambiamenti ancora senza nome. Qui saranno raccolte visioni, intuizioni declinate al futuro, ipotesi politiche, immaginari, strategie e domande che orientano il viaggio. Ma anche manifesti, pedagogie radicali ed esercizi di immaginazione collettiva. In fondo, le vele ricordano che sopravvivere a una tempesta non basta: occorre anche orientarsi, desiderare, immaginare. Le vele non controllano la tempesta, ma permettono di attraversarla senza restare immobili.

Funi – Senza una corda che ne leghi i pezzi, la zattera si sfascia al primo colpo di vento. D’altra parte, se il nodo della fune è troppo stretto, la zattera si irrigidisce, diventa pesante, gli interstizi si serrano e l’onda rischia di trascinarla a fondo. Perché una zattera si mantenga a galla, i nodi devono essere abbastanza laschi senza smettere di legare. Le funi sono ciò che lega i tronchi, tende le vele, permette agli elementi di restare distinti senza separarsi: tengono insieme senza annullare le differenze. Qui saranno raccolti i contributi che hanno a che fare con la cura dei legami, con pratiche operative e affettive, con la fabbricazione di reti e corrispondenze, dialoghi tra prospettive divergenti, connessioni e relazioni tra saperi e comunità differenti. Le funi sono legami laschi, si tendono, si allentano, ma resistono: permettono di muoversi senza abbandonare, impediscono che i pezzi della zattera si disperdano in mare.

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