Conversione ecologica e cura dei territori
Tra false transizioni e neo-estrattivismo
Transizione e conversione ecologica si equivalgono? Se parliamo di transizione, non stiamo dando per scontato che, in realtà, una conversione non sia necessaria? O che questa si realizzi spontaneamente con una semplice “transizione”?
Questa transizione ecologica può essere ridotta, come di fatto accade, a una transizione meramente “energetica”? Essa può portarci davvero verso un mondo diverso? O, senza confessarlo, vuole semplicemente lasciarci nel mondo in cui siamo, pretendendo di renderlo più sostenibile? Un mondo che, in realtà, ormai fa passi indietro da gigante, precipita sempre più nella guerra, partorisce massacri, favorisce invasioni, concede libertà mai viste agli estrattori di ogni tipo: dai mercanti di energie inquinanti agli speculatori delle energie rinnovabili, dai predatori di territori ai privatizzatori di città, paesaggi, luoghi, inclusi quelli sottomessi con le armi.
La Società dei territorialisti e delle territorialiste pone domande e ipotesi come queste sullo sfondo del Convegno che promuove per il 25 e 26 settembre 2026 all’Università di Cagliari, Convegno intitolato in maniera che più eloquente non potrebbe essere: “Conversione ecologica e cura dei territori tra false transizioni e neo-estrattivismo”.
Esso si prefigge di rigenerare la prospettiva di una conversione ecologica della società, basandola sul protagonismo degli abitanti dei territori che si prendono cura dei loro ecosistemi e dei loro paesaggi, sull’impegno dei cittadini e delle comunità che fondano le sorti dell’ambiente e della vita stessa sulla costruzione di una coscienza di luogo, sulla riconquista dell’abitare come modo sostenibile di stare al mondo.
Il termine per le proposte di contributi da parte di ricercatrici e ricercatori, gruppi di attivisti ed esponenti della cittadinanza attiva è fissato per il 30 giugno 2026.

