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diario

Nero – Charta Sporca 38

Last updated: Maggio 12, 2026 7:36 am
Pierangelo Di Vittorio
Published: Maggio 12, 2026
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Nero
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È appena uscito il nuovo numero di Charta Sporca, dall’editoriale: 

…Dobbiamo ribadirlo ancora una volta, soprattutto in questi tempi bui: il Nero è il colore della gioia, della lotta, della trasgressione. Per citare le parole del filosofo francese François Laruelle, questa è “la nostra ucromia: imparare a pensare al Nero come a ciò che in ultima analisi determina i colori, piuttosto che pensarlo come ciò che li delimita” (Du noir univers: dans les fondations humaines de la couleur). Il Nero non è un colore ma ciò che sta alla base del colore stesso. È il fondamento radicale di un mondo che è diventato fin troppo visibile. “Vedi Nero! Non tutti i tuoi soli sono caduti – sono riapparsi, stavolta leggermente più deboli…”. I testi raccolti sono un appello a dipingere il mondo di pece, a renderlo ancora più scuro di quanto non fosse già prima, per riuscire finalmente a guardarlo senza essere accecati dalla sua falsa luce. Le illustrazioni di Edoardo De Stalis attraversano il tema riducendo al minimo la luminosità di alcune celebri opere della storia dell’arte, portandole quasi a sfiorare il buio, e provocandoci così a trovare, nel nero che avanza, i contorni della bellezza e della vita che restano. 

In questo numero quattro spartiti solleticano le diverse polifonie, soglie, tonalità e textures del Nero. Nella prima sezione, “Ano solare” – omaggio all’omonimo testo surrealista di Georges Bataille – l’analisi delle vecchie e nuove mitologie fascio-capitaliste si intreccia con le seduttive suggestioni di una possibile “mistica nera” alternativa: minore e luminosa, ma soprattutto antifascista. Come rovesciare il consenso neofascista che dilaga? Come contendere al nuovo fascio-capitalismo la sua sottile capacità di plasmare le pulsioni umane più scabrose e (auto)distruttive? Di certo non limitandoci a negarle, o peggio ricoprendo con un candido velo buonista il baratro di questo presente da incubo. Guardare in faccia le pulsioni umane più spaventose, reggere lo sguardo di questo specchio nero, è l’unica arma che ci rimane per rimodellarle e imparare a sfogarle in modo diverso, condiviso, più felice. Rovistando nell’abisso della mistica fascio-capitalista, inseguiremo allora, a rovescio, il brillio fugace di questa “mistica nera” minore: gioiosamente irreligiosa, ma non per questo nichilista. Dall’immersione nell’eros, nella crudeltà, nel femminile, nella depressione, nell’eccesso del riso e del pianto, riemergeremo forse avendo trattenuto tra le dita un nuovo senso dei riti, dei miti, del sacro e persino del sacrificio. Reggere lo sguardo fisso dentro al Nero, fino a riconoscervi la madre, la matrice, la scintilla possibile di un’altra forma di comunità e legame, fondati sul non-senso, sulle macerie, sul niente in cui – troppo spesso, troppo presto – abbiamo creduto di soccombere. 

La seconda sezione, “Maschere Nere”, ci porta a spasso tra ruderi, discriminazione, black humor ed esilii volontari. Ci racconta, da dentro e da fuori, il vissuto dei razzializzati, dei marginali, delle solitudini urbane e dei popoli oppressi. Prosa, poesia, reportage e saggistica si intrecciano in questa sezione restituendoci del Nero il colore della pelle, la censura sociale e la melancolia che percorrono il disagio silenzioso delle nostre città, dei nostri corpi sempre più segregati, atomizzati e soli. La fiamma che divampa sul fondo di questo Nero, se siamo abbastanza forti da non distogliere lo sguardo, si colora qui di popoli che hanno saputo ripensare la propria cultura, per sottrarsi alla violenza di uno Stato per sua natura oppressivo; della raggiante umanità di chi vince paure e diffidenze per offrire un pasto caldo – o un semplice sorriso – a chi ha perso tutto e appassisce nel gelo e nel buio; della liberazione dalle “maschere bianche” che i corpi razzializzati sono quotidianamente costretti a indossare, in cambio di una briciola di riconoscimento sociale. Nel letame dell’abbandono, della distopia realizzata in cui sprofonda il nostro presente, cova già il tepore brulicante di un altro mondo possibile, il profumo acre e indecoroso di un’altra promessa di felicità. 

La terza sezione, “Dark pop”, è dedicata al potere materico ed evocativo del Nero nelle arti: moda, fotografia, cinema, musica undergroud. Da Lars von Trier a David Lynch, dai Laibach a Playboy Carti, dagli umori in bianco e nero di una Trieste nemica della gentrificazione alle suggestioni dell’universo BDSM. Il Nero nell’arte ci permette di acclimatare lo sguardo su tutto ciò che, nella nostra cultura e in noi stessi, vi è di più angosciante e oscuro. Il cinema è uno strumento fondamentale per accostarsi ad aspetti dell’umano altrimenti insopportabili e insostenibili: la crudeltà efferata, la suppurazione delle ferite e la decomposizione dei corpi, la violenza cieca e gratuita o, peggio, elevata a ideale. La moda attraversa e reinventa da un secolo textures e tonalità del Nero, passando dagli immortali tubini di Coco Chanel alle estetiche punk di Vivienne Westwood, per approdare agli odierni eccessi di Rick Owens. La musica, specie quella degli anni Ottanta, ci offre del Nero tutte le sue sfumature dark, punk, gothic e heavy metal, flirtando spesso in modo parodistico, auto-ironico e provocatorio con le simbologie e le pulsioni più tetre e (auto) autodistruttive dell’uomo e della donna post-capitalisti. 

La quarta sezione, “DIY ’em black”, semi-omaggio alla canzone dei Type O Negative, è frutto di una riflessione autocritica intorno al nostro lavoro redazionale. Cosa trascuriamo, cosa lasciamo in ombra nello sforzo di lavorare “dal basso” tenendo conto di tutte le diverse sensibilità dei nostri lettori e associati? L’intellettualismo è l’incapacità di accettare che ogni forma espressiva ha uguale valore. È il crampo antico di una cultura “alta”, oggi sempre più superba e classista, che disprezza la cultura “bassa”, autoprodotta e popolare. In questa sezione troverete un pot-pourri di autoproduzioni e creatività alternative, tutte rigorosamente al Nero. Una ricetta per preparare ai vostri amici il Brodo nero degli antichi spartani, l’idea di un laboratorio artistico fai da te per creare il vostro monotipo personalizzato, un appassionato e ironico invito ad approfondire gli abbronzati misteri del mondo del bodybuilding, una cartolina di viaggio accompagnata da scatti sviluppati in spazi autogestiti, e – dulcis in fundo – il fumetto del fantomatico Dottor Zagabria.

copertina

Charta Sporca è una rivista indipendente, e un’associazione culturale, nata nel 2011. Nella città di Trieste, cerca di costruire dal basso un dibattito politico-culturale con eventi, incontri e discussioni pubblici. Dal 2018 i numeri cartacei hanno assunto il formato di volume annuale collettaneo. La rivista lavora da sempre a cavallo tra letteratura, arti grafiche, saggistica e politica, mantenendo uno stretto contatto dal basso con lettori, associati e amici del progetto. Dal 2014 la redazione anima anche l’omonimo blog, nel 2023 l’associazione ha anche dato vita a un remake del documentario Comizi d’amore di Pasolini, visionabile gratuitamente sul sito.

TAGGED:charta sporcadiario
The Raft of the Medusa by Theodore Gericault - 19th Century
ByPierangelo Di Vittorio
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Filosofo e scrittore, naviga in un arcipelago fatto di ricerca, insegnamento e formazione, pratiche artistiche, azione culturale e sociale. Dopo essersi laureato in filosofia a Bari, lavora come educatore nei servizi di salute mentale di Trieste, per poi proseguire gli studi di filosofia presso l’università Marc Bloch di Strasburgo con Philippe Lacoue-Labarthe. È tra i fondatori del collettivo di ricercatori e artisti Action30, e di TransverberA - Pratiche artistiche per la promozione di legame sociale. Fa parte del CdA dell’agenzia di formazione SOFOR di Bordeaux, e della redazione della rivista “aut aut”. Insegna “Antropologia dell’immagine” presso la scuola di grafica e design IDEAcademy di Bari.

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Piani di Salvezza (che è anche una collana della casa editrice Efesto) è uno spazio per praticare l’arte effimera dell’annodare, cercando l’intensità trasversale delle connessioni. Una zattera per superare l’incantesimo della catastrofe, immaginando possibili vie di fuga e nuove forme di legame sociale.

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